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Portobuffolè

Come numero di abitanti Portobuffolè rappresenta il più piccolo comune del trevigiano, ma la sua storia è grande e quello che espone conquista.

Un nome singolare la cui origine però non sembra così oscura: tralasciando infatti l'ipotesi un po' claudicante che derivi da 'bufalo' le tesi più accreditate chiamano in causa i suoi fasti di importante porto fluviale e centro di smistamento dei traffici commerciali tra la Serenissima, l'entroterra e la Germania, ruolo che a partire dal Medioevo fino a tutto il Rinascimento la vide protagonista della Marca. Sarebbero quindi all'origine del nome il termine latino 'bova' (ossia canale) o anche 'bufaline', un tipo di imbarcazioni che servivano a trasportare le merci da qui fino al mare.

Fatto sta che intorno all'anno Mille in un documento compare 'Castellarium Portus Buvoledi', mentre prima era un semplice villaggio chiamato 'Septimum de Liquentia' per la sua distanza in miglia romane dal centro più rilevante di Opitergium (l'attuale Oderzo) e la posizione in un ansa del fiume Livenza.

Oggi Portobuffolé conserva intatta tutta la sua eleganza rinascimentale, il periodo di maggior prestigio grazie allo slancio che Venezia seppe imprimere sul piccolo borgo, all'epoca provvisto di un castello, divenendo un poco alla volta dimora di ricchi signori e professionisti. Fotografia di ciò è la riservatezza di Piazza Beccaro adornata di antichi edifici, taluni con affreschi. Poco discosta si trova la 'casa museo' di Gaia da Camino, figlia di Gherardo signore di Treviso, citata da Dante nel Purgatorio.

Nella splendida Piazza Vittorio Emanuele II s'incontrano gli edifici pubblici della dominazione veneziana: la Dogana, il Monte di Pietà e la Loggia Comunale. È interessante sapere che il Duomo fu ricavato da un'ex sinagoga, dove pregava la comunità ebraica che poi venne espulsa. L'affascinante Porta Friuli reca sull'esterno un altro vistoso simbolo del potente leone di San Marco.