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Torcello

Isola di Torcello

Giungere all'isola di Torcello, Venezia, è un'esperienza affascinante. Il silenzio delle acque immerge in un clima che ci distacca dal rumore delle città e ci proietta in un tempo lontano. Già a distanza, il punto di riferimento che orienta la navigazione verso l’isola è una torre campanaria che svetta verso il cielo sulla linea piatta dell’orizzonte lagunare. Avvicinandosi, la sua sagoma e quella dei due edifici di culto nelle vicinanze risultano l'unico segno d’intervento umano in mezzo alla flora dell'isola.

E pensare che in questo lembo di terra, dove sono rimaste solo poche decine di abitanti, affondano le radici della storia di Venezia: il suo primo splendore e la sua potenza, la sua prima sede episcopale, le sue prime fabbriche, il porto, i commerci. Torcello, Venezia: due destini completamente differenti eppure il loro legame rimane indissolubile, allora come adesso.

La storia di Torcello (Venezia) è stata riportata alla luce e risplende oggi in tutta la sua importanza: il debito storico, culturale, artistico, religioso e commerciale di Venezia verso quest’isola è tornato pienamente visibile. Le eleganti e solenni vestigia di un passato per troppo tempo messo da parte si stagliano ancora in tutto il loro splendore, irradiando di religioso silenzio la zona nord della laguna. Torcello e Venezia: di nuovo insieme.

Molto probabilmente l'isola di Torcello a Venezia fu abitata in epoca romana, per lo meno nell’età imperiale, quando qui sorgevano alcune fra le ville di Altino, ricordate dai famosi versi del poeta Marziale (+102). Durante gli scavi compiuti negli anni Sessanta del XX secolo, è stata infatti rivelata l'esistenza di resti di abitazioni di tipo romano. Un'iscrizione epigrafica rinvenuta all’interno del più importante edificio sacro ricorda inoltre che nel 639, durante il vescovado di Mauro - che a causa delle invasioni longobarde aveva guidato gli abitanti della vicina Altino sull'isola - venne innalzata la basilica per conto dell’esarca di Ravenna Isaac.

Vanno ricordate tre fabbriche della cattedrale: la prima (del 639) della quale resta la parte inferiore della facciata; la seconda (864-867) di cui rimangono soltanto alcuni elementi; la terza (1008 circa) corrispondente all'attuale Basilica di Santa Maria Assunta.

Nel corso dei secoli molti elementi hanno contribuito ad impreziosire l'edificio: tra questi, vanno sicuramente ricordati gli splendidi mosaici che costituiscono uno dei più importanti cicli musivi dell’Italia Settentrionale.

Il mosaico del Giudizio Universale (XII - XIII sec.) – il più grande e famoso della Basilica - è un'opera maestosa, quasi accecante nella sua composizione di mosaici dorati e permeata da una grande spiritualità. Difficile, anche per chi è lontano dal suo messaggio di fede, limitarsi ad osservare: la sua narrazione è un qualcosa di magnetico ed estremamente affascinante.

Nel maestoso mosaico della controfacciata, risalente ai secoli XI e XII, è raffigurato il Giudizio Universale, o più correttamente la Parusìa, cioè il ritorno glorioso di Cristo alla fine dei tempi; egli sconfigge la morte e spezza le porte degli inferi, chiamando a sé i giusti. E’ un monito per i fedeli, nel momento in cui escono dalla chiesa, a ricordare nelle opere quotidiane la fine che attende tutti gli uomini.

La scena del Mosaico di Torcello è divisa in fasce e raffigura il mistero della morte di Cristo e della sua Resurrezione, rappresentata, secondo la tradizione bizantina, dalla discesa agli Inferi. Il messaggio di questo grandioso impianto musivo è estremamente denso, e ogni particolare meriterebbe un’analisi approfondita, partendo dalle Scritture. A questo spazio possiamo solo affidare qualche breve suggestione, che ci rimanda ad un contesto culturale nel quale l’arte declina e svela la profondità della fede.

Ad esempio, il volto di Cristo vittorioso sul male e sulla morte, che calpesta il diavolo e le porte spezzate degli inferi, è di una bellezza struggente. Il suo sguardo non è rivolto verso le altre scene, ma guarda verso l’Eterno. Nella fascia sottostante Cristo è rappresentato nella mistica mandorla, che indica la natura divina nascosta in un guscio corporeo; lo sostengono due serafini con le ali tempestate di occhi, perché essi sono i più vicini alla sapienza di Dio. Più in basso vediamo i morti, ancora avvolti dalle bende funebri, che escono dai sepolcri e dalle gole delle belve, mentre due angeli richiamano alla vita quanti morirono nel mare, elemento fondamentale nel contesto di un’isola come Torcello. Al di sotto ammiriamo la scena della pesa delle anime: mentre un angelo pone sulla bilancia il bene e il male commessi dalla persona giudicata, i diavoli con lunghe pertiche cercano di far pendere il piatto dalla loro parte. Al di sopra del portale, incorniciata nello spazio della lunetta, appare un’altra immagine della Vergine: è ancora una volta Maria che intercede per l'umanità nell'ora del Giudizio, e che accompagna tutti noi con la sua preghiera nel momento in cui, usciti dalla Basilica, entriamo nel mondo della fragilità e della tentazione.