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Acqua Alta: quando un fenomeno normale diventa tragico

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Acqua Alta: quando un fenomeno normale diventa tragico

Lo sapevate che il termine Acqua Alta’ è un’espressione derivante dal dialetto veneziano con la quale gli abitanti definivano il fenomeno di alta marea? Col tempo questo termine ha finito per indicare i picchi al di fuori della norma che comportano l’allagamento, anche parziale, della città di Venezia.

L’acqua alta, si sa, è un fenomeno che è sempre esistito e al quale i veneziani si sono sempre adattati di buon grado, costruendo palazzi e fondamente lungo i canali, dotando di barriere per l’acqua i propri negozi e abitazioni e indossando stivali per camminare liberamente anche quando le calli sono invase dall’alta marea.

L’acqua alta ai suoi ‘normali’ livelli può essere considerato anche uno strumento utile per il benessere dell’isola in quanto garantisce la pulizia e la bonifica della laguna circostante. Tuttavia, negli anni, il fenomeno delle alte maree eccezionali ha iniziato a manifestarsi con una frequenza sempre maggiore e con livelli sempre più preoccupanti. Ma quali sono i motivi che hanno portato l’intensificarsi dell’acqua alta rendendola un pericolo per Venezia e la sua laguna?

Le prime cause risalgono a quando la gestione della città e dell’habitat lagunare fu tolta alle magistrature cittadine dopo la caduta della Repubblica Serenissima nel 1797. Prima di questo avvenimento, quindi per tutta la durata della Repubblica, esistevano degli organismi burocratici e amministrativi gestiti da cittadini veneziani originari o residenti da lungo tempo, che garantivano i fragili equilibri idrologici del territorio grazie ad un’attenta e rispettosa osservazione, sperimentando azioni ed interventi sempre reversibili e compatibili con la delicatezza del territorio e punendo severamente qualsiasi azione che si allontanasse dalla loro giurisdizione.

Dalla caduta della Repubblica ad oggi, azioni e provvedimenti invasivi e disastrosi hanno completamente modificato e rovinato la naturale convivenza tra terra e mare, un rapporto estremamente delicato nella nostra laguna: l’approfondimento dei fondali, l’ingresso dei piroscafi, l’escavo del Canale dei Petroli fecero entrare in laguna masse d’acqua dal mare sempre maggiori che portarono al primo grande disastro che segnerà per sempre la storia della nostra città: l’’Acqua Granda’ del 4 novembre del 1966, quando il livello della marea arrivò ad 1 metro e 94 cm. Una vera tragedia. Così, il governo di allora, decise di realizzare il più ambizioso e costoso progetto a difesa di tutto il territorio lagunare: il spesso citato MOSE (Modello Sperimentale Elettromeccanico), 78 gigantesche paratoie poste sul fondo delle tre bocche di porto che, al salire della marea, dovrebbero alzarsi per difendere Venezia e le isole dalla furia del mare. Un progetto che a causa di corruzioni e spreco dei finanziamenti stanziati, attende ancora di essere messo in funzione. E nel mentre cosa ne è di Venezia?

Una città, un’isola, un patrimonio artistico, storico, culturale mondiale sempre più vicino alla sua distruzione e al suo annientamento. Un esempio? La sera del 12 novembre 2019 Venezia e i suoi abitanti si sono trovati a combattere contro la furia del mare Adriatico e di un vento che soffiava addosso loro a cento chilometri orari sommergendoli per 1 metro e 87 cm. Nessuno se lo aspettava. Nessuno era preparato ad un evento simile. Le paratie per l’acqua potevano proteggere per un massimo di 170 cm sopra il livello del mare. Non oltre. I danni sono stati ingenti: muretti e balaustre che esistevano da secoli abbattuti, imbarcazioni danneggiate alla deriva o sbattute violentemente lungo le rive, vetrate di negozi e alberghi sfondateC’è chi ha perso molto nelle acque salmastre. Ma le isole veneziane sono forti e i loro abitanti ancora di più. E come vuole il detto veneziano, a reciproco sostegno gridiamo: ‘Duri i banchi’ (‘tenete duro!’) sempre!

A cura della redazione di Insidecom

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