Aneddoti & Curiosità

Il Coronavirus non è (per fortuna) la nuova peste di Venezia

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Il Coronavirus non è (per fortuna) la nuova peste di Venezia

Quasi un mese fa il Coronavirus o COVID-19 è purtroppo entrato prepotentemente nella nostra vita, partendo proprio dalla nostra regione, dove è stato individuato il primo focolaio italiano in un piccolo paese sui Colli Euganei, in provincia di Padova. Dal 21 febbraio 2020 questo virus è naturalmente anche il protagonista assoluto delle notizie emesse dai media, nonché delle nostre conversazioni quotidiane, in un crescendo di preoccupazione che proprio in questi ultimi giorni sta toccando l’apice. È infatti di mercoledì scorso la dichiarazione dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che siamo in presenza di una vera e propria pandemia che, oltre al Veneto e all’Italia, già interessa o potrebbe presto interessare anche tutti gli altri Paesi del mondo. È naturale che, in questa particolare situazione, la nostra mente possa arrivare a fare spontanee analogie tra il difficile periodo che stiamo vivendo e le epidemie di peste del passato. Ma... possiamo davvero paragonare il nuovo Coronavirus alla Peste?

Dati alla mano, possiamo tranquillamente affermare che NO, per fortuna non è così. Andando infatti a raccogliere informazioni sulle varie ondate di peste che sconquassarono l’Europa e il mondo nelle epoche passate, ecco che saltano all’occhio subito dei numeri molto diversi. Prendiamo come esempio la nostra cara Venezia: la peste nera del 1348 portò alla morte circa 70.000 persone, quella del 1423 vide per tre mesi la morte di almeno 40 individui al giorno e, nella grande ondata di epidemia del 1630, su 142.000 ne morirono più di 46.000…

Per quanto il Coronavirus presenti ad oggi dei numeri sicuramente preoccupanti e in rapida crescita, è infatti ben lontano dal poter essere paragonato ai devastanti effetti del bacillo della peste che, oltre a diffondersi in modo fulmineo, portava alla morte almeno il 70 % della popolazione. In questo caso stiamo combattendo contro un virus che sicuramente ha una capacità di propagazione molto elevata ma va anche ricordato che ha un tasso di mortalità stimato a meno del 2 % e che chi è a maggior rischio di riscontrare complicazioni nel contrarre il COVID-19 sono le persone anziane o chi ha patologie pregresse. 

Quello che differenzia nettamente il Coronavirus dalle varie ondate di peste che colpirono Venezia in passato, è soprattutto il fatto che l’uomo moderno è molto più consapevole ed esperto del fenomeno, sa come affrontarlo e, grazie agli evoluti sistemi di ricerca e medicina, potrà presto debellarlo grazie all’individuazione di un vaccino, su cui molte equipe di ricercatori in tutto il mondo sono già al lavoro.

Intanto, mentre la ricerca avanza, stiamo giustamente contrastando il diffondersi del Coronavirus restando a casa il più possibile, per il bene nostro e dei nostri cari, e per evitare di far collassare il nostro sistema sanitario nazionale. Dopotutto non è così male restare a casa! La tecnologia ci permette di fare tantissime cose senza muoverci dal nostro comodissimo divano: lavorare a distanza grazie allo smart working, giocare, guardare film e serie tv, leggere libri e giornali, tenersi in contatto con tutti, amici e parenti…insomma, non c’è pericolo di annoiarsi!

Ma in passato, quando ancora non esisteva tutto questo, i nostri predecessori come affrontarono le varie epidemie di peste a Venezia e quali furono i rimedi adottati?

La peste era una malattia altamente contagiosa, causata da un particolare batterio chiamato Yersinia pestis e che veniva trasmesso all’uomo  da pulci e topi. Questa terribile malattia giunse a Venezia per la prima volta nel 1348 dalla Dalmazia via mare, attraverso le imbarcazioni mercantili, dalle quali si riversarono in città marinai provenienti da Caffa, città in cui iniziò la pandemia. Tuttavia l’uomo medievale e il sapere medico dell’epoca non erano in grado di vedere nelle pulci e nei ratti i responsabili della peste, in quanto la loro presenza era ubiqua: come potevano portare malattie degli esseri con i quali l’uomo aveva sempre convissuto?

La causa della peste, quindi, era fantasiosamente imputata ad agenti esterni ed incontrollabili come il clima, le acque stagnanti, i miasmi, l’umidità dell’aria, i demoni, le stelle, le punizioni divine o la cattiva mescolanza, secondo la teoria Umoralpatologica, dei quattro umori, ovvero sangue, flemma, bile gialla e bile nera.

Come tante e confuse erano le teorie sull’origine e la diffusione di questo terribile flagello, altrettanto strani erano i rimedi, tanto che alcuni di questi risultano oggi ai nostri occhi addirittura peggiori della malattia stessa.

Ecco un elenco dei più curiosi:

  • L’assunzione della Teriaca’. Questo era uno dei rimedi più dolci ma che solo i più ricchi potevano permettersi! Si trattava di un farmaco di origine antichissima composto da tantissimi e fantasiosi ingredienti come la polvere di vipera, di testicolo di cervo o di ‘corno di liocorno’, oppio e molti altri. Perché il preparato diventasse davvero efficace, doveva ‘decantare’ per ben dieci anni e Venezia divenne nel XVII secolo, l’indiscussa produttrice di Teriaca su scala mondiale.

  • Il salasso. Questo era uno dei metodi più diffusi per la cura di diverse patologie e veniva praticato applicando sul corpo delle sanguisughe. Tuttavia all’epoca della Peste Nera non tutti potevano permetterselo, per cui molte persone usavano tagliarsi le vene, facendo colare il sangue in una ciotola.

  • L’urina è un’altra di quelle sostanze considerate una panacea per tutti i mali. Si credeva che fare il bagno nelle urine un paio di volte al giorno e bere uno o due bicchieri di questa potesse essere utile per alleviare i terribili sintomi della malattia.

  • Strofinare il corpo del malato con un pollo vivo. Dal 1500 si diffuse questo strano metodo per cui si spiumava il sedere di un pollo vivo e lo si posizionava nelle zone gonfie del malato: quando anche l’animale si ammalava, bisognava lavarlo e riposizionarlo sul paziente, fino a quando solo il pollo o solo l’appestato guariva.

Questi sono solo alcuni esempi di pratiche più che discutibili diffuse durante la Peste Nera…

Vanno però anche assolutamente ricordati degli importanti primati che Venezia ebbe in questo campo.  I veneziani furono infatti i più veloci a reagire e i primi in assoluto a istituire, già nel primo anno di epidemia di peste del 1347, una magistratura che si occupasse di materia sanitaria, nonché ad ideare la Quarantena. Il significato deriva dalla parola 'quaranta’: le persone e le navi dovevano stare in isolamento per quaranta giorni prima di entrare nella laguna della Repubblica Veneziana, al fine di prevenire la diffusione di eventuali malattie provenienti da oltremare, in particolare la peste.

Il primo sito scelto per questa funzione fu il Nazaretum, ovvero il luogo in cui fu eretta nel 1249 una chiesetta dedicata a Santa Maria di Nazareth in una piccola isola della laguna sud, oggi conosciuta come Lazzaretto Vecchio di Venezia. Infatti sembra proprio che dalla storpiatura popolare del termine Nazaretum’ abbia avuto origine l’attuale parola Lazzaretto’. Nel 1468, però, la superficie dell’isola si rivelò essere insufficiente, perciò venne scelto un altro terreno per la contumacia di merci e persone, l’isola ‘Vigna Murada’, poi detta Lazzaretto Nuovo’ di Venezia. Questi provvedimenti, anche se in quel periodo non furono sufficienti a fermare le pandemie di peste, hanno oggi un’efficacia comprovata.

Ed ecco che il termine quarantena ritorna in queste giornate particolari come metodo per far fronte alla minaccia del Coronavirus. Rispetto al passato, non sono però effettivamente quaranta giorni ma piuttosto un periodo variabile di tempo, mediamente di circa 14 giorni.

Oggi Venezia, il Veneto e l’Italia sono in quarantena ma stiamo lavorando e continueremo  ad impegnarci affinché questa situazione possa finire al più presto. E quando finirà saremo pronti a mostrarci al mondo più forti, con le nostre meravigliose opere e città d’arte ancor più belle e preziose di prima…E ovviamente festeggeremo! Proprio come avvenne nel lontano 1577, che per ricordare la grazia ricevuta dalla città per far terminare la peste, venne indetta la Festa del Redentore! E quest'anno il Redentore si rivestirà di un significato ancora più forte: non sarà solo il riproporsi di una annuale festa storica ma sarà l'Evento che ci permetterà di festeggiare tutti insieme il nostro ritorno alla vita dopo il Covid-19! Per questo motivo abbiamo dedicato un'intera sezione per vivere al massimo la 'Festa famosissima' 2020, lo 'Speciale Redentore di Venezia'!

Perchè di una cosa siamo sicuri: #AndràTuttoBene!

Venezia, 17 Marzo 2020

A cura della redazione di Insidecom

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