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La peste e la Quarantena a Venezia

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La peste e la Quarantena a Venezia

La festa del Redentore a Venezia è sicuramente uno dei momenti più attesi nella vita della città. Il terzo sabato di luglio veneziani, studenti e turisti aspettano i fuochi d'artificio nel bacino di San Marco,  appostati sulle rive o a bordo di colorate imbarcazione allestite ad hoc per la serata.

In realtà, la festa del Redentore ricorda un terribile avvenimento che colpì la città nell'estate del 1575: una terribile epidemia di peste che in due anni provocò 50.000 morti, quasi un veneziano su tre. In quest'occasione, come durante le precedenti epidemie, il governo cercò di arginare il contagio soprattutto con la quarantena.

La prima ebbe origine a Ragusa (Dubrovnik), ma a Venezia le autorità avevano già vietato alle navi sospettate di infezione di entrare nel porto. Le imbarcazioni dovevano quindi fermarsi alla Dogana (oggi sede della collezione Pinaut) oppure,  se considerate pericolose, venivano mandate all'isola del Lazzaretto, dove dovevano aspettare appunto 40 giorni.

Questo periodo di 40 giorni non ha valore dal punto di vista scientifico, ma trae origine dalla credenza diffusa nel mondo antico secondo cui il 40 rappresentava un periodo significativo, soprattutto di preparazione spirituale, purificazione o penitenza. Nella tradizione giudaico-cristiana troviamo vari esempi di tali periodi: il diluvio universale dura 40 giorni e 40 notti, per un periodo analogo Mosè ascolta la parola di Dio sul Sinai, Gesù trascorre 40 giorni nel deserto a digiunare (un evento ricordato nella Quaresima cristiana, periodo di preparazione alla Pasqua) e 40 giorni dopo la risurrezione ascende al cielo.

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A cura della redazione di Insidecom

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