‘Tesori dei Moghul e dei Maharaja. La Collezione Al Thani’ a Palazzo Ducale

Cinque secoli di bellezza, meraviglie e capolavori dell’arte orafa indiana

Dal 09 settembre 2017 al 03 gennaio 2018

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Dopo le esposizioni a New York, Londra, Parigi e Kyoto la celebre Collezione Al Thani arriva al Palazzo Ducale di Venezia: le mostre 2017 possono quindi vantare un altro imperdibile appuntamento dopo Bosch e Venezia, terminata lo scorso giugno! Allestita nella splendida Sala dello Scrutinio, la nuova mostra a Palazzo Ducale, Venezia, sarà aperta dal 9 settembre 2017 al 3 gennaio 2018.

Una collezione senza paragoni, che vanta oltre 270 pezzi tra pietre preziose, gioielli, manufatti ed oggetti indiani o d’ispirazione indiana, e copre un periodo di cinque secoli, dai Moghul ai giorni d’oggi… La mostra al Palazzo Ducale di Venezia racconta la storia di un’eccezionale tradizione artigianale che da sempre colpisce ed affascina l’Occidente col suo un gusto artistico raffinato e sopraffino.

Curata da Amin Jaffer, conservatore capo della Collezione Al Thani, e da Gian Carlo Calza, studioso dell’arte dell’Estremo Oriente, sotto la direzione scientifica di Gabriella Belli, la mostra ‘Tesori dei Moghul e dei Maharaja: la Collezione Al Thani’ è visitabile con il biglietto I Musei di Piazza San Marco: acquista subito il tuo biglietto online e non perdere la nuova eccezionale mostra a Palazzo Ducale, Venezia, 2017!

Gemme e gioielli dal XVI al XX secolo testimoniano la straordinaria maestria dell’arte orafa del subcontinente indiano… Pietre preziose, leggendari manufatti ed antichi oggetti di indiscussa bellezza raccontano la gloriosa tradizione indiana partendo dai discendenti di Gengis Khan e Tamerlano fino a giungere ai grandi maharaja che durante il XX secolo commissionarono alle più grandi maison europee gioielli di estrema modernità ed inarrivabile bellezza.

Nella splendida cornice offerta dal Palazzo Ducale di Venezia, la mostra sui tesori dei Maharaja offrirà la possibilità di ammirare l’incredibile collezione creata da Sua Altezza lo sceicco Hamad bin Abdullah Al Thani, membro della famiglia reale del Qatar.

L’India è da sempre una terra ricca di pietre preziose di alta qualità che porta avanti una tradizione orafa di grande pregio, sviluppatasi anche grazie alla cultura stessa di un Paese dove gemme e gioielli fanno parte dello stile di vita quotidiano. In India, infatti, gemme e gioielli hanno un significato che va ben oltre quello del semplice ornamento: ogni gemma ha il suo significato nell’ordine cosmico o un preciso carattere propiziatorio, i gioielli invece riflettono la persona che li indossa, la casta, il grado di ricchezza, la zona d’origine o lo stato civile. Da non dimenticare poi che metalli e pietre preziose erano anche usati nell’arredamento, negli abiti da cerimonia e nelle armi.

I diamanti di Golconda, gli spinelli (pietre simili a rubini) del Badakhshan, gli zaffiri del Kashmir, i rubini di Ceylon e della Birmania e le perle del Golfo persico hanno reso celebre l’Asia meridionale fin dall’antichità… Nel XVI secolo i Moghul assursero al potere e i loro maestri gioiellieri elevarono l’oreficeria a forma d’arte dando avvio ad una produzione che non ha eguali nel mondo.

La mostra al Palazzo Ducale di Venezia inizia dallo stile di corte dei Moghul (1526-1858), dinastia timuride fondata in seguito alla conquista di gran parte dell’India settentrionale per mano di Babur, che in breve tempo si diffuse in tutta l’India. Durante l’età dell’oro, i regni del quarto e del quinto imperatore Moghul, l’oreficeria indiana diede vita ad alcuni capolavori in grado di fondere l’arte e la cultura di Oriente e Occidente.

Verso la metà del Settecento, a causa del declino del regno, dell’instabilità politica e del colonialismo britannico, la committenza dell’alta gioielleria cambiò, passando ai maharaja, nawab o nizam che governavano gli stati nati dalle ceneri dell’impero Moghul. Furono loro che, per primi, iniziarono a commissionare gioielli alle grandi maison europee, Cartier in primis: da questa nuova fusione tra il gusto orientale e quello occidentale ebbe origine un nuovo stile e la gioielleria indiana visse un periodo di nuova vitalità e splendore.

La mostra a Palazzo Ducale – Venezia 2017 presenta un particolare allestimento scenografico volto a far risaltare maggiormente i tesori esposti.

  1. Una panoramica dei tesori dei Moghul apre il percorso: il visitatore potrà ammirare un incredibile assortimento di gemme dinastiche tra le quali spiccano due diamanti noti in tutto il mondo provenienti dalle leggendarie miniere di Golconda, l’Idol’s Eye (Occhio dell’idolo), il più grande diamante blu tagliato del mondo, e Arcot II, uno dei due diamanti donati da Muhammad ‘Ali Wallajah, nawab di Arcot alla regina Charlotte, moglie del re Giorgio III (1738-1820).
    Questi due tesori trovano posto tra numerosi smeraldi e spinelli che spesso riportano incisi nomi e titoli dei sovrani che li possedettero.
    La prima sezione della mostra a Palazzo Ducale si focalizza quindi sul gusto artistico Moghul e sulle connessioni con la cultura europea, instauratesi dal Rinascimento grazie ad un reciproco scambio di stili e tecniche. Il profondo legame tra Oriente e Occidente si evince soprattutto nella smaltatura, tecnica ispirata all’arte delle corti rinascimentali, utilizzata di frequente nella gioielleria indiana.
  1. Nella seconda sezione, la mostra continua con suggestivi esemplari in giada e cristallo di rocca, materiali molto apprezzati alla corte Moghul. La cultura islamica considerava la giada una pietra propiziatrice di vittoria, oltre che uno ‘strumento’ per rivelare la presenza di eventuali veleni e per contrastarne gli effetti. In questa sezione potrete ammirare:

- la Coppa per il vino dell’imperatore Jahangir, recante un’iscrizione in lingua persiana e la titolatura del monarca;

- il Pugnale di Shah Jahan (1620-1625), vero e proprio capolavoro dell’arte di corte Moghul: sulla lama sono iscritti i titoli dell’imperatore, mentre l’elsa in giada ha la forma della testa di un giovane;

- un’elegante coppa databile al tardo XVIII secolo con incisa una poesia dell’imperatore Qianlong, testimonianza che le giade indiane venivano molto apprezzate anche in Cina.

  1. La terza sezione presenta al visitatore una selezione di manufatti provenienti da varie regioni del subcontinente indiano, realizzate con decorazioni a smalto policromo o con il kundan - tecnica che consente di montare gemme ed oro semplicemente avvolgendo il castone con lamine di oro puro che sviluppano un legame molecolare intorno alla pietra. In questa sezione spiccano:

- un set da scrittoio con portapenne e calamaio (zone del Deccan o India settentrionale, 1575-1600) in oro massiccio tempestato di pietre preziose. Manufatti del genere sono raffigurati in molti dipinti e in genere erano utilizzati dai funzionari di alto rango per scrivere i decreti imperiali;

- l’ornamento del trono di Tipu Sultan a forma di testa di tigre, realizzato in occasione della sua ascesa al potere. Il trono, in oro tempestato di gemme, venne smembrato dopo l’uccisione di Tipu e la conquista di Seringapatam da parte delle forze britanniche nel 1799. Alcune parti del trono entrarono nella collezione della Famiglia reale britannica, mentre altre, tra le quali questo ornamento, sono state ritrovate solo di recente.

- una straordinaria collezione di oggetti a smalto verde con gemme incastonate, opera delle botteghe di Hyderabad e databili al XVIII secolo. Tali oggetti, simbolo dell’antica tradizione indiana, erano usati nei rituali e nel cerimoniale che accompagnava le udienze di corte.

  1. La quarta sezione pone l’attenzione sugli ornamenti e i simboli del potere per mostrare al visitatore, attraverso una selezione di affascinanti manufatti dal XVII al XX secolo, le manifestazioni del potere nell’ambito della corte, sotto l’influenza Moghul e poi della Compagnia delle Indie Orientali e dell’amministrazione britannica.
    Splendidi collier di diamanti ed oggetti come la Spada del nizam di Hyderabad e il favoloso Baldacchino che faceva parte del Tappeto di perle di Baroda, sono tra le testimonianze più opulente. Il baldacchino, in particolare è decorato in argento, oro, vetro colorato, diamanti, rubini, zaffiri, smeraldi e circa 950.000 perle.
  1. Nella quinta sezione diventa protagonista l’Europa: una ricca selezione di gioielli commissionati dai principi indiani a prestigiose maison occidentali mostra gli eccelsi risultati raggiunti grazie alla contaminazione tra Oriente e Occidente. Tra le migliori testimonianze:

- la piuma di pavone in smalto acquistata dal maharaja Jagatjit Singh di Kapurthala e creata da Mellerio detto Meller nella Parigi di inizio Novecento.

- le creazioni di Cartier per i maharaja, come il girocollo di rubini disegnato per una delle mogli del maharaja Bhupinder di Patiala, l’Occhio della tigre - un diamante color oro montato a ornamento per turbante - e una splendida collana in stile déco impreziosita dai rubini realizzate per il maharaja Digvijaysinhji.

  1. Nell’ultima sezione della mostra, Palazzo Ducale a Venezia rende omaggio all’arte orafa contemporanea presentando alcuni gioielli indiani ed europei ispirati alla tradizione indiana: le opere di Viren Bhagat, che a Bombai coniuga materiali e tecniche moderne ad antiche forme e motivi decorativi, sono esposte accanto ai capolavori di Cartier e JAR con antiche gemme indiane.

Cinque secoli di bellezza, tra design e tradizione… Un viaggio che coglie simboli, rituali e credenze della cultura indiana, senza tralasciare le relazioni con l’Occidente e i proficui scambi reciproci.

Al Palazzo Ducale di Venezia la Collezione Al Thani: dal 9 settembre 2017 al 3 gennaio 2018 non perdere la possibilità di ammirare una delle più vaste ed affascinanti raccolte sull’arte orafa indiana… Un viaggio lungo ed affascinante, alla scoperta di una bellezza decantata nel mondo intero.

A cura della redazione di Insidecom